I compiti vanno in vacanza?

Caro alunno/a, non mi sono affatto dimenticato di te e sono certo che dopo tre settimane di vacanze avrai già cominciato ad annoiarti… così ti scrivo per darti qualche indicazione e qualche suggerimento per non arrivare impreparato e in forma pessima alla riapertura (si spera!) di settembre.

So che quando io scrivo “indicazione e suggerimento” tu leggi “compiti per le vacanze” ma pazienza, tutto dipende, tutto è questione di punti di vista. Sai per esperienza, o perché qualche compagno più grande te lo avrà detto, che non è mia abitudine dare compiti per la vacanze, al massimo do qualche consiglio per il ripasso e qualche buon libro da leggere. Penso anche io infatti che le parole compiti e vacanze costituiscano un ossimoro (ricordi cosa vuol dire? se no, vai a ricercarlo) ma credo che sia appena terminato un anno scolastico a dir poco “particolare”, con la DaD e tanto altro e a settembre dovrebbe cominciarne un altro che si spera migliore ma non certo proprio “normale”. Saremo costretti ad una partenza accelerata e arrivare allenati e preparati non sarebbe poi tanto male, soprattutto per te che frequenterai la terza. Non voglio affatto rovinarti le vacanze, ti chiedo solo di seguire qualche consiglio e di non perdere del tutto l’abitudine al lavoro, per non arrivare del tutto impreparato alla riapertura.

So che molti non seguono i “consigli estivi” e non svolgono le attività assegnate “perché le vacanze sono vacanze”, “perché tanto poi non si corregge tutto”, “perché poi chissà…” etc. etc. pazienza, regolati un po’ tu, fa un po’ come ti pare, ma settembre arriva e vorrei che tu non partissi in salita perché in un modo o nell’altro tutto ricomincia, anche le interrogazioni e le verifiche.

Dunque riposati e divertiti, coltiva le tue amicizie e fanne di nuove. Se non puoi viaggiare ascolta musica, guarda film, leggi libri e fumetti e parlane con i tuoi amici. Fai con loro lunghe passeggiate all’aria aperta. Prova a tenere un diario di questa “strana estate” e dimentica lo smartphone… almeno per qualche ora al giorno.

Pensa al tuo futuro, agli ostacoli da superare, ai sogni che vuoi realizzare e a come puoi renderli realtà, sogna, ma ad occhi aperti, guardando la realtà e superandola con la volontà, e ricorda che sei studente. Forse in questi anni non l’apprezzi, ti pesa esserlo e hai di certo le tue ragioni, ma ti assicuro stai vivendo un’occasione che nella tua vita che non si ripeterà più; hai tanto tempo e puoi dedicarlo a migliorarti. Essere studenti è un privilegio e una responsabilità, oggi forse ti suona strano ma, da grande, ne sono certo, sarai d’accordo con me. Quello che in questi anni fai non è per la scuola, non è per far contenti i tuoi o per assecondare noi prof, ma esclusivamente per te, per te solo, ricordatene ogni tanto in queste vacanze, ricordati che hai il privilegio di essere uno studente.

Ecco i miei consigli per le vacanze, ok, se vuoi chiamali pure compiti ma ricorda che non sono una punizione e che ci tengo a te.

Buona estate e buone vacanze, arrivederci a settembre 😉

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Pirandello, tra umorismo e follia

Pirandello_Giara

La giara è una allegra novella di ambiente siciliano e contadino. La giara fu scritta nel 1906 e fa parte della raccolta pirandelliana Novelle per un anno. Successivamente, nel 1916, l’autore ne produsse la sceneggiatura in dialetto siciliano, per un famoso atto unico. Venne rappresentata a Roma nel 1917, ricorrendo all’uso del dialetto agrigentino per i dialoghi tra i vari personaggi.

La novella, una delle più celebri e fortunate dell’autore de Il fu Mattia Pascal, sviluppa molti dei punti cardinali della poetica di Pirandello: l’attenzione per situazioni paradossali e al limite del grottesco ( deforme e innaturale, paradossale e inspiegabile, tale da suscitare reazioni contrastanti; dal riso all’indignazione), la focalizzazione su personaggi caratterizzati da una fissazione maniacale (qui don Lolò Zirafa, ma possiamo pensare anche a Vitangelo Moscarda di Uno, nessuno e centomila), il ricorso ad una soluzione “umoristica” per sciogliere le intricate vicende narrate, come si nota anche ne La patente. risalente al 1909.

 

L’Umorismo di Pirandello e l’apologo della vecchia signora

Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. “Avverto” che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un “avvertimento del contrario”. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s’inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.

In un noto saggio  L’umorismo, pubblicato nel 1908, Pirandello tocca  un argomento fondamentale della riflessione filosofica di inizio Novecento (basti pensare al saggio di Henri Bergson, Il riso del 1900 e quello di Sigmund Freud su Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio del 1905). Il saggio ha notevoli punti di contatto con il pensiero  dello scrittore agrigentino e della sua produzione romanzesca, da Il fu Mattia Pascal fino a Uno, nessuno e centomila.

L’originale forma discorsiva del saggio mette a fuoco non solo la storia dell’umorismo, ma anche la sua natura profonda: la differenza tra “comico” ed “umorismo” è quella che – nel famoso esempio della “vecchia signora […] tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili” – corre tra l'”avvertimento” e il “sentimento del contrario”. Al centro di tutto, c’è la “riflessione” che permette di scorgere una verità diversa dietro alla facciata del mondo.

L’umorismo pirandelliano diventa allora una forma di percezione della realtà, oltre le nostre finzioni e addirittura al di là della nostra stessa identità, secondo uno “strappo” che scaturire da un momento qualunque, anche dal fischio di un treno (come dimostrato dall’omonima novella). Una lezione, quella umoristica, che Pirandello terrà ben presente quando, nel suo metateatro, porterà in scena le “maschere” della nostra coscienza.

Leggi e svolgi gli esercizi proposti dalla scheda

Il_treno_ha_fischiato

 

Per i ragazzi di III e non solo per loro

Il 25 Aprile e la Resistenza

Ecco alcune tracce per meglio conoscere la storia del nostro paese, una storia dalle pagine tragiche e dure, che ci raccontano una guerra civile che ci ha dato però la libertà e la democrazia di cui oggi godiamo, e mentre godiamo di un giorno di riposo dalle fatiche scolastiche ricordiamoci perché lo festeggiamo.

Hai guardato questo video? Tu ne sai di più? Se no, preoccupati e riprendi a studiare …

“Un paese senza memoria è un paese senza futuro” P. Pasolini

«Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano».

A pronunciare queste parole  è Pin, un ragazzino come voi , protagonista del libro di Italo Calvino  Il sentiero dei nidi di ragno. Pin è povero, e sta soffrendo durante la  Seconda guerra mondiale; ma non è povero di coraggio e di voglia di fare qualcosa, anche di piccolo, per il suo Paese e per porre fine alla guerra, al fascismo e al nazismo. Pin è un personaggio di fantasia, direte voi! In realtà,  nulla sarebbe stato possibile se, come lui, non fossero stati in tantissimi a credere di poter far qualcosa unendosi insieme in quella che è stata chiamata la lotta di Resistenza.

Tantissimi italiani (donne, uomini e bambini) dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 hanno deciso di lasciare le loro case o hanno disertato l’esercito per contrastare l’occupazione nazista dell’Italia e il Governo fascista. Per i successivi due anni, fino alla fine di aprile del 1945, hanno combattuto in ogni modo possibile l’occupazione dei tedeschi. Era gente comune, con poche armi, che già soffriva le penurie della guerra, eppure è riuscita a “resistere”. 
Il 25 aprile è per questo una data importantissima per il nostro paese. Un modo per ringraziare il sacrificio di tanti italiani.
I partigiani hanno spesso pagato la loro resistenza al regime fascista perdendo la vita. Erano un esercito improvvisato che doveva combattere contro uno perfettamente organizzato e potente come quello nazista.

liberamente tratto da: https://www.focusjunior.it/scuola/storia/25-aprile

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/25-aprile-liberazione-Sandro-Pertini-460c51e8-d6af-4e63-8d4f-da2e4a85093d.html

Processato nel 1947 per crimini di guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi), il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La pena fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesserling ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento. A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista.

Ciàula scopre la luna

Ciàula è un povero garzone di zolfara, sciocco e ignaro di tutto, abbrutito dal lavoro. Abituato alla miniera, non ha paura del buio delle sue profonde caverne, che sono per lui come un grembo materno; ha paura invece del buio vano della notte, dalla sera in cui lo scoppio di una mina ha ferito all’occhio il suo padrone, zi’ Scarda, e ne ha ucciso
il figlio Calicchio. Ma durante un turno di notte, sbucando all’aperto con un pesante carico di zolfo, ha un’inaspettata visione, che gli fa vincere d’un colpo paura e fatica: gli appare la Luna, grande e placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio  e lo fa piangere di stupore, dolcezza e conforto.

Questa novella fu pubblicata la prima volta nel dicembre del 1912 sul “Corriere della Sera” e, dopo varie riedizioni, è compresa nel volume Dal naso al cielo delle Novelle per un anno (1937).

pirandello_ciaula.pdf

Avendo letto la novella Rosso Malpelo, capolavoro del verismo di Verga, sei in grado di fare un confronto tra Ciàula e Malpelo: cosa accomuna questi due personaggi, che cosa invece li rende diversi l’uno dall’altro? Metti in evidenza non solo analogie e differenze tra le storie ma anche le differenze tra un autore verista come Verga e un decadentista come Pirandello.
Produci un testo da consegnare.

Ettore VS Achille

Ecco due interpretazioni del duello tra Ettore e Achille. Per cosa si differenziano dal testo dell’Iliade?

L’ultimo filmato ci offre invece la rappresentazione dell’Incontro tra Priamo, padre di Ettore, e Achille. Nota le differenze con il testo dell’Iliade che abbiamo studiato.

Il Decameron e la peste del ‘300

boccaccio-decameroneIl Decameron di Boccaccio (clicca sulle parole Decameron e Boccaccio; si apriranno delle buone mappe) si apre con una drammatica immagine di morte, che contrasta con il tono del resto dell’opera e con l’allusione alle “graziosissime donne” dedicatarie dell’opera. L’autore descrive infatti la peste che colpì Firenze (e l’Europa intera) nel 1348, concentrandosi sul degrado morale della società che l’epidemia ha portato con sé in città. Sette ragazze e tre giovani uomini decidono di allontanarsi dalla città, ormai allo stremo, e ritirarsi nella campagna fiorentina.

Nell’Introduzione alla prima giornata del Decameron, all’interno della cornice narrativa, Boccaccio, dopo un articolato appello alle sue lettrici, spiega che la “dolorosa ricordazione della pestifera mortalità trapassata” è la responsabile dell’“orrido cominciamento” della sua opera. In circa quaranta paragrafi (sui 96 che compongono l’Introduzione), l’autore delinea il cupo e tragico panorama della città di Firenze; dopo aver ipotizzato le cause dell’epidemia 1 Boccaccio inizia a descrivere in maniera analitica e dettagliata i primi segni della pestilenza:

[…] nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o sotto le ditella certe enfiature, […] le quali i volgari nominavan gavoccioli. E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere o livide […] E come il gavocciolo primieramente era stato e ancora era certissimo indizio di futura morte, così erano queste a ciascuno a cui venieno.

Nessun medico appare in grado di curare la malattia, da una parte per la novità dei sintomi, e dall’altra – come osserva l’autore – per l’ignoranza di molti uomini che si spacciano per dottori e scienziati 2. Ma, più che il propagarsi del morbo, ciò che colpisce l’osservatore è la dissoluzione di ogni forma di società o di rapporto civile 3: c’è chi si ritira in una vita ascetica o chi invece si abbandona ai piaceri della carne e della gola, ma, con il diffondersi del contagio, vengono meno tutti i principi d’affetto o di sangue. Dice Boccaccio:

E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse e quasi niuno vicino avesse dell’altro cura e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con sì fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa è e quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano.

La compassione e la pietà verso gli appestati vengono ignorate e dimenticate: i malati sono abbandonati in casa dai loro stessi parenti; i poveri muoiono in strada senza aiuto alcuno; molti abitanti di Firenze fuggono nelle campagne per evitare il contagio; i servi si approfittano dei padroni ammalati per derubarli; e si assiste pure a funerali solitari e a sepolture in fosse comuni, segno estremo della perversione dei tempi 4.

Così, di fronte a questa “gran moltitudine dei corpi mostrata” e al dissesto del sistema socio-economico stravolto dalla peste, non resta che provare a ripristinare i valori dell’equilibrio e della razionalità, secondo una scelta ben riassunta dalle prime parole di Pampinea al resto della “brigata”:

“Donne mie care, voi potete, così come io, molte volte avere udito che a niuna persona fa ingiuria chi onestamente usa la sua ragione”.

Da questo momento, parte il Decameron vero e proprio, con il suo progetto di ricostruire una nuova società, esemplificata dalla serena convivenza dei dieci giovani nella corte di campagna.

peste-del-300

Clicca qui per il testo completo La peste e la cornice del Decameron

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Le nostre classi al tempo del Corona virus

Ciao a tutti,come sapete la scuola resterà chiusa fino almeno fino al 15 Marzo. Di sicuro in un primo momento avrete esultato a questa notizia, ma il clima di incertezza e preoccupazione che in questi giorni si respira anche nella nostra regione rendono meno piacevole finanche la lontananza dalla scuola e in breve vi faranno addirittura desiderare il ritorno alla normalità della quotidianità scolastica, fatta di risvegli forzati, incontri con gli amici, risate in classe con compagni e professori, urla, giochi, nuove scoperte e la sana paura di interrogazioni e verifiche che nulla sono a confronto di questo invisibile Covid19.

Per rendere meno monotone le giornate, per non perdere il contatto con la scuola e con noi insegnanti, per continuare nel nostro percorso di crescita e formazione, abbiamo pensato di accelerare le esperienze già programmate di didattica con le nuove tecnologie e di cominciare la sperimentazione della didattica a distanza. Sappiamo che la scuola da casa, senza i compagni e gli insegnanti, i collaboratori, senza le battutine, i sorrisi, i litigi, le complicità, la confusione, le mani alzate solo per andare in bagno, i vostri brontolii e quelli degli insegnanti, le complicità… è tutta un’altra cosa, ma il Corona virus si sconfigge anche così, e se dobbiamo stare lontani cerchiamo almeno di restare uniti.

La piattaforma che abbiamo scelto di utilizzare per non perderci di vista e non abbandonare i nostri obiettivi e i nostri programmi è WeSchool. Vi invito a provare subito ad iscrivervi utilizzando le credenziali ricevute dai vostri genitori seguendo le istruzioni della circolare n. 118 (che qui riallego – COMUNICAZIONE REGISTRAZIONE STUDENTI ALLA CLASSE VIRTUALE WESCHOOL ).

Chiedo anche a tutti quelli che non l’hanno ancora fatto di attivar tutti i libri digitali per avere tutte le risorse condivise.

Lunedì cominceremo l’esperienza della didattica a distanza, non dovete temerla, sarà un modo diverso di fare scuola, che non sostituisce quello cui siamo abituati, ma ci permette di non perder tempo, di non rinunciare ai nostri obiettivi e ai nostri progetti e di non farci vincere dall’ozio e dalla noia. Le attività a distanza non seguiranno certo l’orario scolastico, vi sarà richiesto semplicemente di connettervi almeno una volta al giorno a WeSchool, per darci il Buongiorno e discutere nella chat (Wall), ricevere il materiale su cui lavorare (Board), svolgere esercizi e lavori on line (Test) o semplicemente vederci e scambiare due parole sull’esperienza che stiamo vivendo, chiarirci dubbi e sentirci più vicini.

creenshot - 07_03_2020 , 11_18_06

Inoltre con l’accesso a G-Suite (da Gmail attraverso il vostro account nomecognome@icoppidolucano.edu.it) potremo utilizzare anche tutte le risorse di Google Suite, compreso il pacchetto office on line.

Spero che sappiate apprezzare lo sforzo che tutti noi stiamo facendo e sappiate cogliere questa opportunità preziosa in un momento difficile da cui possiamo uscire bene solo restando uniti.

In attesa di cominciare a lavorare su WeSchool vi chiedo di svolgere i compiti assegnati per lunedì e martedì e di caricarli nelle apposita sezioni che ho creato su WeSchool.

Per qualsiasi difficoltà contattatemi. Un abbraccio virtuale, o come farebbe nonna Rosetta…Ok

 

L’avvento del fascismo

Questa mappa riassume la situazione italiana del dopoguerra; osservala e scrivi un testo che descriva la situazione che portò Mussolini al potere.
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Voce dissonante rispetto all’affermazione del fascismo fu quella di Giacomo Matteotti, parlamentare socialista che il 30 maggio 1924 denunciò brogli, violenze e soprusi che avevano caratterizzato le recenti elezioni che avevano dato al partito fascista la maggioranza in parlamento. Matteotti scomparve il 10 giugno e il suo corpo fu ritrovato soltanto il 16 agosto. L’opposizione decise per protesta di abbandonare il parlamento (Aventino) e Vittorio Emanuele III non sciolse l’assemblea e non prese posizione, anzi con il suo silenzio confermò il sostegno a Mussolini. Il clima politico fu teso per diversi mesi e nel gennaio 1925 in un discorso alla Camera a proposito del delitto del deputato socialista affermò: “Io assumo, io solo,la responsabilità politica, morale, storica, di tutto quanto è avvenuto”.

Ecco il link ad un video Zanichelli per studiare, ripetere, imparare a sintetizzare il capitolo di storia che stiamo affrontando.

Un ripasso… di sostantive, relative & c.

Qualche frase per rivedere gli ultimi argomenti di analisi del periodo. Svolgi l’analisi del periodo.

  1. E’ necessario chiamare un medico o portarlo al pronto soccorso.
  2. Si pensa, anzi si è deciso di costruire un parco al posto dello stadio.
  3. Si sa che, prima o poi capita a tutti ma non mi aspettavo accadesse così presto.
  4. Gli ho chiesto di accompagnarmi al cinema ma non ha accettato perché è stanco.
  5. Spiegami perché non hai voluto ammettere che avevi sbagliato a rinunciare.
  6. Mi rincuora la speranza di rivedervi presto per festeggiare insieme.
  7. Il maresciallo dei carabinieri ha capito che l’orefice ignorava chi fossero gli autori della rapina che aveva subito ieri.
  8. Mi giunse la notizia che i miei compagni d’università sarebbero venuti presto a trovarmi.
  9. Si sa che la salute è un bene preziosissimo e non bisogna affaticarsi ma prendersene cura.
  10. Dimmi quanti cioccolatini hai mangiato dopo che mi sono allontanato.
  11. Promettimi di fare un regalo a Sara.
  12. No so proprio quale regalo fare a Sara.
  13. Mi assilla il pensiero di scegliere un regalo per Sara.
  14. Bisogna scegliere un regalo per Sara.
  15. Ho scelto il regalo che comprerò a Sara.

 

L’amante di Gramigna e altre attività

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Leggi la novella proposta e svolgi gli esercizi per martedì 3.                                    G. Verga L’amante di Gramigna

ATTIVITA’ per martedì 10:

Leggendo i testi di Verga, ti sarai accorto della tendenza di alcuni personaggi come padron ’Ntoni a parlare “per proverbi”, vale a dire attraverso veri e propri detti, tramandati di padre in figlio, e dell’uso che Verga fa dei soprannomi.

Intervista delle persone anziane e/o a te vicine (nonni, genitori, parenti, conoscenti) che siano in grado di fornirvi alcuni proverbi e soprannomi e il relativo significato.
Attenzione però: raccogli e cogli anche la sonorità della lingua: quindi se i tuoi “saggi” ti parleranno in dialetto, trascrivi il proverbio così com’è, aggiungendo la spiegazione del significato!
La prossima volta ci divertiremo a sentirne delle belle, in tutte le lingue!
Ognuno dovrà raccogliere per la prossima volta, per iscritto e in registrazioni mp3, almeno tre motti o detti popolari e tre soprannomi raccolti dalla testimonianza di un famigliare e/o conoscente.

Sarebbe bello creare una piccola raccolta.