Giacomo Leopardi – L’Infinito e A Silvia

Grafica-LeopardiEcco una presentazione di Giacomo Leopardi e di due delle sue più note poesie

Giacomo Mainagioia

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Giacomo Leopardi è spesso ricordato, a torto, più per il suo pessimismo che per le sue liriche capaci ancora di parlare ai giovani del XXI sec e di emozionare. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l’indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei.

 

Commento Parafrasi e altro ancora su “A Silvia”

Mettiti alla prova Test-su-A-Silvia-

Spero voi non la pensiate come i ragazzi del Collegio e siate un po’ più preparti…

 

 

 

Colombo & C. – Alla scoperta del mondo

“Si sostiene spesso che i grandi cambiamenti storici abbiano bisogno di tempi lunghi, decenni, addirittura secoli, ma può anche accadere che in un solo giorno la storia inauguri una nuova epoca; il 12 ottobre 1492, il giorno della scoperta dell’America…”

Partito a circa quarant’anni per trovare un’altra rotta per arrivare alle Indie, Cristoforo Colombo si ritrova davanti a terre e genti mai viste prima. Il viaggio in un mare inesplorato e immenso, i malumori dell’equipaggio, e poi l’incredibile scoperta.

Quella di Colombo è però solo l’evento più noto di tante sfide per la conoscenza le navigazioni che aprono l’epoca moderna.

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Con Colombo-alla-scoperta-dell’America

Per Approfondire

 

Il cuoco che voleva assassinare il re


Ti propongo poi la storia di un personaggio lucano poco noto e controverso che si pose sulla scia della protesta dei briganti contro i Savoia e si rese protagonista di un gesto plateale che anticipava quello realizzato poi dall’anarchico Bresci nel 1900.
Ecco la storia di Giovanni Passannante da Salvia (ma c’è in Basilicata un paese che si chiama Salvia?):

Seguila e poi riassumila.

Doveva essere però proprio scritto nel destino di Umberto I quello di morire vittima di un assassinio, infatti il 29 Luglio 1900 a Monza…

Quali analogie e quali differenze con il tentativo di Passannante? Riportale al termine del riassunto che hai fatto.

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A ciascuno le sue paure…

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Le paure più comuni: secondo uno studio dell’organizzazione YouGov UK, ci sono 13 paure che tengono sveglie le persone di notte.

  1. Paura delle altezze, o acrofobia.
  2. Paura dei serpenti, o ofidiofobia.​
  3. Paura di parlare in pubblico, o glossofobia.
  4. Paura dei ragni, o aracnofobia.
  5. Paura dei piccoli spazi, o claustrofobia.
  6. Paura dei topi o musofobia.
  7. Paura degli aghi o belonefobia.
  8. Paura di volare, o pteromeranofobia.
  9. Paura degli spazi aperti, o agorafobia. Ex aequo con paura della folla, enoclofobia.
  10. Paura dei clown, o coulrofobia.
  11. Paura del buio, o nictofobia.
  12. Paura del sangue, o emofobia.
  13. Paura dei cani, o cinofobia.

Le 10 fobie più bizzarre

  1. Anablefobia: È il timore di guardare in alto. Sì, di rivolgere gli occhi al cielo, è collegata in generale a un senso di paura per ciò che ci è sconosciuto.
  2.  Chaetofobia: Si tratta della paura dei capelli. Certe volte basta il solo pensiero, altre occorre il contatto con capelli umani o peluria di vario genere, anche animale. Può rivolgersi anche verso i propri capelli o capigliature molto voluminose.
  3. Hippopotomonstrosesquipedaliofobia: timore delle parole lunghe, o meglio di pronunciare termini particolarmente lunghi. È anche nota come sesquipedaliofobia.
  4. Alliumfobia: si tratta della paura dell’aglio. A quanto pare non spaventa solo Dracula.
  5. Peladofobia: è il timore della gente calva. Nota anche come falacrofobia, funziona nei due sensi: la paura è cioè quella di rimanere calvi o di stare vicino a persone senza capelli. Vi faccio paura? Se sì, sono certo che non è a causa della mia capigliatura…
  6. Omfalofobia: è legata al fastidio e al timore di dover far toccare il proprio ombelico. Magari anche da sé.
  7. Papafobia: Esiste davvero sebbene sia sia tra le più rare in assoluto: è la paura del pontefice e di tutto ciò che ruota attorno alle simbologie cattolico-vaticane.
  8. Clinofobia: È il timore del sonno, di addormentarsi e staccarsi dalla realtà. Magari perché si associa il coricamento con la morte. Spesso, non a caso, questo timore sfocia nell’insonnia.
  9.  Cromatofobia: Si tratta della paura dei colori. Spesso perché a una certa tinta si associa un momento o un trauma. Si possono dunque temere tutte le tinte o una soltanto, al punto da dare vita a sottocategorie come la cianofobia (paura dell’azzurro), crisofobia (paura dell’arancione) e così via.
  10. Arachibuytrofobia: Rarissimo in Italia, è il timore che il burro d’arachidi si appiccichi al palato. Ma in fondo, a pensarci bene, è la paura che molti replicano per cibi e sostanze viscose o appiccicose.

Vuoi saperne di più sulle fobie?

Clicca qui: https://www.agi.it/salute/fobie-3358200/news/2018-01-10/

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2 importanti questioni aperte…

2 importanti questioni aperte dopo il 17 Marzo 1861…

La Questione romana

Il 17 marzo 1861 il primo parlamento unitario proclamò il Regno d’Italia. Il nuovo regno non comprendeva, tra gli altri, Roma e il Lazio, che costituivano lo Stato Pontificio. Pochi giorni dopo, il 25 e il 27 marzo, Camillo Cavour tenne il suo primo, famoso discorso alla Camera dei deputati. Concluse il suo intervento dichiarando che Roma «è la necessaria capitale d’Italia, ché senza che Roma sia riunita all’Italia come sua capitale, l’Italia non potrebbe avere un assetto definitivo».

Roma era tuttavia protetta dalla Francia di Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del giovane Regno d’Italia. Il 15 settembre 1864 la Francia e l’Italia stipularono un accordo (la cosiddetta “Convenzione di settembre”), con la quale l’Italia si impegnava a non attaccare i territori del Santo Padre; in cambio la Francia ritirava le proprie truppe dai medesimi territori. In mancanza del consenso francese, le uniche azioni volte alla conquista della città furono condotte da Garibaldi, e si conclusero con le tragiche giornate dell’Aspromonte (1862) e di e di Mentana (1867).

La questione romana chiamava in causa il complesso tema delle relazioni tra Chiesa cattolica e Regno d’Italia, già gravemente compromesse dalla permanente opposizione al Risorgimento, manifestata da Pio IX a partire dal 1849.

La Questione Meridionale

«Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio. C’è fra il nord e il sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, per gl’intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale.»                         (Giustino Fortunato)

La locuzione questione meridionale indica, nella storiografia italiana, la situazione di difficoltà del mezzogiorno d’Italia rispetto alle altre regioni del Paese.

Utilizzata la prima volta nel 1873 dal deputato lombardo Antonio Billia, intendendo la disastrosa situazione economica del Mezzogiorno in confronto alle altre regioni dell’Italia unita, viene adoperata nel linguaggio comune ancora oggi.

Clicca qui e Marco Giallini, il commissario Rocco Schiavone, ti parlerà di questione meridionale