I furti della Gioconda…

In questi giorni si parla tanto di Leonardo da Vinci, in occasione del cinquecentenario della sua morte, e noi stiamo parlando di Napoleone, esiste un legame tra questi due protagonisti della storia?

Ogni volta che si parla di Napoleone o dei dipinti di  di Leonardo da Vinci conservati al Louvre di Parigi, c’è sempre qualcuno che salta fuori dicendo che “la Francia dovrebbe restituirli all’Italia”, “la Gioconda è stata rubata da Napoleone”, ma è tutto vero? 

La Gioconda fu davvero rubata da Napoleone?

Chi rubò la Gioconda?

Conduci un’indagine sul web e scrivi un resoconto in cui ricostruisci la storia dei furti veri e presunti della Gioconda.

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Un codice tutto da vedere

Il De arte venandi cum avibus (“Sull’arte di cacciare con gli uccelli”) è un trattato dell’imperatore Federico II di Svevia sull’attività venatoria. Il manoscritto conservato alla Biblioteca Vaticana (codice Pal. Lat. 1071) è la redazione più nota per le illustrazioni, ma contiene solo i primi due libri: si tratta di un codice di 111 fogli di pergamena di dimensioni pari approssimativamente a cm. 24,5×36, commissionata a Napoli dal figlio di Federico, Manfredi re di Sicilia, intorno al 1260. Un altro manoscritto, redatto a cura di un altro figlio dell’imperatore, re Enzio, durante la sua detenzione a Bologna, si conserva nella Biblioteca Universitaria di Bologna (Lat. 717) e contiene sei libri, quindi un’edizione più estesa, ma non necessariamente completa del trattato.

L’opera consiste in un trattato di falconeria, cioè sui sistemi di allevamento, addestramento e impiego di uccelli rapaci (propriamente falchi) nella caccia (soprattutto ad altri uccelli, tutti accuratamente descritti nell’opera). 

Cliccando qui puoi navigare tra le pagine del codice conservato  presso la Biblioteca Vaticana Vedi Codice Pal. Lat. 1071