Andare a Canossa; la lotta per le investiture e una donna di potere

La lotta per le investiture è una disputa che, dall’ultimo quarto dell’11° sec. sino al concordato di Worms (1122), interessò il papato e l’Impero per la preminenza nel conferimento (l’investitura) di vescovi e abati.

Lo scontro fu determinato dalla sempre maggiore importanza a mano a mano assunta dall’imperatore nella promozione dei chierici a vescovi e abati, cariche alle quali invece secondo le norme canoniche, della Chiesa, dovevano essere scelti soltanto dal papa e dalla comunità dei fedeli. Già con Carlomagno il potere regio aveva cominciato a intervenire nella nomina dei vescovi e degli abati. Successivamente, con i sovrani della casa di Sassonia (imperatore Ottone I), l’ingerenza dei laici nelle cose ecclesiastiche aumentò ancor più mediante la pratica, connessa con il conferimento del beneficio feudale. In questo modo sembrava aumentare la corruzione e la simonia nella Chiesa che apparve sempre più legata al potere temporale e politico dell’imperatore.

I primi tentativi di un movimento di riforma della Chiesa cominciarono dall’abbazia di Cluny in Borgogna, già nel 10° sec.; ma solo verso il 1050, con Niccolò II, e poi con Ildebrando di Soana (papa Gregorio VII), la lotta contro la simonia e il problema delle investiture divenne più forte.
Gregorio VII nel 1075 escludeva ogni intervento dell’imperatore e dei laici negli affari della Chiesa e minacciava con la scomunica i contravventori, laici ed ecclesiastici, così come stabilì nel documento conosciuto come Dictatus papae. Durante il lungo scontro tra papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, il problema delle investiture divenne un aspetto importante dei rapporti tra Impero e Papato, dei rispettivi limiti e delle loro interferenze.
In questo scontro si inserisce il noto episodio del perdono di Canossa. L’imperatore Enrico IV, dopo esser stato scomunicato dal papa, si recò a Canossa (gennaio 1077) per ottenere, umiliandosi in veste di penitente, il perdono di Gregorio VII, ospite della contessa Matilde, proprietaria del castello. Di qui la frase fig. andare a Canossa, fare atto di sottomissione umiliante, ritrattandosi e riconoscendo la supremazia dell’avversario.

La lotta, proseguita anche dai successori immediati di Gregorio, Vittore III (1086-87) e Urbano II (1088-99), sempre contro l’imperatore Enrico IV, si attenuò ma non si risolse. Una soluzione fu trovata nel 1122, con il cosiddetto concordato di Worms, si affermava la libertà dell’elezione papale (peraltro osservati raramente nello stesso periodo della lotta), e un compromesso nelle nomine dei vescovi; il papa avrebbe approvato le proposte dell’imperatore in Germania e l’imperatore avrebbe approvato quelle del papa in Italia. Di fatto i patti non furono sempre rispettati. Con la lotta per le investiture il potere del Papa si distinse e si allontanò dal potere imperiale, diventando l’unico e sovrano regolatore e giudice dell’ordinamento interno della Chiesa.

Nell’episodio di Canossa emerse fondamentale il ruolo di una donna, la contessa Matilde di Canossa.

matildePoche donne hanno avuto nella storia del mondo un ruolo tanto significativo quanto quello di Matide di Canossa. Per circa quarant’anni governò un territorio esteso su buona parte dell’Italia settentrionale e centrale, un cuscinetto strategico destinato a separare le rumorose contese tra Impero e Papato. A difesa dell’integrità dei suoi possedimenti, Matilde stese una fitta rete di castelli e fortificazioni per il controllo di strade, valichi, fiumi. Non meno importante fu il solido intreccio di fedeltà con i vassalli distribuiti sulle sue terre, con forze spesso tra loro in contrasto come le città, le comunità rurali, le abbazie. Matilde, che la memoria secolare ci ha rimandato come donna colta e dotata di rare competenze, fu protagonista di un quarantennio di regno illuminato, autorevole, straordinario per realizzazioni e riforme politiche. E il segno della sua presenza è ancora vivo nella storia d’Europa.

Per saperne di più su Matilde di Canossa clicca sul link qui sotto

http://online.scuola.zanichelli.it/capirelastoria-files/volume1/approfondimenti/Zanichelli_Vicari1_Unita5_Matilde.pdf

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La nascita del fascismo

Questa mappa riassume la situazione italiana del dopoguerra; osservala e scrivi un testo che descriva la situazione che portò Mussolini al potere.

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Ecco poi due video che presentano Mussolini e Matteotti, i protagonisti di questi primi anni del fascismo.

Ed ecco il link ad un video Zanichelli per studiare, ripetere, imparare a sintetizzare il capitolo di storia che stiamo affrontando.

Achille VS Ettore

Ecco due interpretazioni del duello tra Ettore e Achille. Per cosa si differenziano dal testo dell’Iliade?

 

L’ultimo filmato ci offre invece la rappresentazione dell’Incontro tra Priamo, padre di Ettore, e Achille. Nota le differenze con il testo dell’Iliade che abbiamo studiato.

Ciàula scopre la luna

Ciàula è un povero garzone di zolfara, sciocco e ignaro di tutto, abbrutito dal lavoro. Abituato alla miniera, non ha paura del buio delle sue profonde caverne, che sono per lui come un grembo materno; ha paura invece del buio vano della notte, dalla sera in cui lo scoppio di una mina ha ferito all’occhio il suo padrone, zi’ Scarda, e ne ha ucciso
il figlio Calicchio. Ma durante un turno di notte, sbucando all’aperto con un pesante carico di zolfo, ha un’inaspettata visione, che gli fa vincere d’un colpo paura e fatica: gli appare la Luna, grande e placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio  e lo fa piangere di stupore, dolcezza e conforto.

Questa novella fu pubblicata la prima volta nel dicembre del 1912 sul “Corriere della Sera” e, dopo varie riedizioni, è compresa nel volume Dal naso al cielo delle Novelle per un anno (1937).

pirandello_ciaula.pdf

Avendo letto la novella Rosso Malpelo, capolavoro del verismo di Verga, sei in grado di fare un confronto tra Ciàula e Malpelo: cosa accomuna questi due personaggi, che cosa invece li rende diversi l’uno dall’altro? Produci un testo da consegnare.

Rosso Malpelo e le novelle di Verga

Rosso_Malpelo_Cover_WebLa novella Rosso Malpelo di Giovanni Verga è stata pubblicata per la prima volta nel 1878 e in seguito inserita in una raccolta di novelle dal titolo “Vita dei campi”. Rosso Malpelo è il soprannome dato ad un adolescente per via del colore dei suoi capelli. Da l’impressione di essere cattivo e ribelle nei confronti di tutti, ma al contrario è lui ad essere maltrattato Verga descrive, tramite Malpelo, lo sfruttamento delle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo. “Morte” e il paragone tra “uomo e oggetto” sono i temi ricorrenti nella storia.  Al link seguente troverai la novella di Rosso Malpelo;

http://online.scuola.zanichelli.it/metodiefantasia/files/2009/08/verga.pdf

Se il Verismo e Verga ti hanno incuriosito continua nella lettura di altre novelle, al link in basso troverai tutte le novelle di Giovanni Verga, tra cui La roba e Nedda che abbiamo già studiato.  http://www.classicitaliani.it/index169.htm

Giornata del ricordo

Nell`aprile del 1945 in tutta Italia si festeggia la fine della guerra. Ma nel Friuli Venezia Giulia, proprio in quei giorni, ha inizio un periodo di orrori che durerà a lungo e culminerà con la fuga di circa 350.000 persone, in seguito alle persecuzioni degli jugoslavi di Tito. Le vittime dei massacri furono fascisti, collaborazionisti del governo italiano, spie, ma anche membri del CLN (Comitato di liberazione nazionale) e partigiani. L`eccidio fu, di fatto, una pulizia etnica tesa ad annullare l`identità italiana sul territorio. Migliaia furono le vittime di Tito gettate nelle foibe. Queste ultime, il cui nome deriva dal latino fovĕa (“fossa”), sono voragini rocciose di origine carsica assai numerose nell’Istria, dove se ne contano oltre 1500.

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http://www.raiscuola.rai.it/articoli/le-foibe-il-passato-riaffiora/5424/default.aspx