“Chi ti ha fatto male?” “Nessuno, proprio Nessuno”

Ulisse e i suoi compagni, approdati nella terra dei Ciclopi, creature giganti con un solo occhio in mezzo alla fronte, restano prigionieri nella grotta di Polifemo, che ne divora alcuni.
Riusciranno a sfuggirgli grazie alla proverbiale astuzia dell’eroe omerico, che, dopo essersi presentato al ciclope con il nome di Nessuno, gli offrirà del vino per farlo dormire e lo accecherà con un palo arroventato.
I compagni di Ulisse usciranno dalla grotta, mescolati al gregge e, una volta al sicuro sulla nave, un moto d’orgoglio spingerà l’eroe a rivelare il suo vero nome e questo gli costerà la maledizione implacabile di Polifemo, che invocherà su di lui la vendetta del padre, Poseidone.

Ecco una versione cantata dell’episodio di Ulisse e Polifemo. Ascoltala.

avventure di ulisse

Clicca sul link a fianco alla locandina de “Le avventure di Ulisse” per vedere l’intero episodio del IX canto dell’Odissea nella riproposizione fedele fattane dal regista Franco Rosi nel 1964.

Clicca sul titolo sottostante e si aprirà il link che cerchi

Odissea-Polifemo-canto-IX

Oppure vedine questa versione ridotta

Guarda la versione animata dell’episodio di Ulisse e Polifemo dal minuto 11 al 24 e nota se ci sono analogie o differenze con la versione letta e parafrasata. Poi riportale in un breve testo.

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Nedda

«Era una ragazza bruna, vestita miseramente, dall’attitudine timida e ruvida che danno la miseria e l’isolamento. Forse sarebbe stata bella, se gli stenti e le fatiche non avessero alterato profondamente non solo le sembianze gentili della donna, ma direi anche la forma umana. I suoi capelli erano neri, folti, arruffati, appena annodati con dello spago, aveva denti bianchi come avorio, e una certa grossolana avvenenza di lineamenti che rendeva attraente il suo sorriso.» (Giovanni Verga, Nedda)
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Se il Verismo e Verga ti hanno incuriosito continua nella lettura di altre novelle, al link in basso troverai tutte le novelle di Giovanni Verga, tra cui La roba, che abbiamo già studiato e Nedda, che ti invito a leggere e riassumere

Clicca qui per aprire il pdf di Nedda.

Inghilterra, Gran Bretagna, Regno Unito..

Guarda questo video, anche senza audio (è in un inglese parlato a tutta velocità) e cerca di far chiarezza su alcune questioni terminologiche di non poco conto.

Leggi poi l’estratto di questo articolo estratto da https://www.ilpost.it/2014/05/22/regina-elisabetta-canada-australia/:

La regina del Canada e dell’Australia

Elisabetta II regna anche in un sacco di altri posti del mondo che oggi sono stati indipendenti: suo figlio Carlo ora è in visita in Canada, di cui potrebbe diventare re

Sulle banconote canadesi da 20 dollari c’è un ritratto della regina Elisabetta II, quella che noi conosciamo come regina d’Inghilterra. Chi vuole prendere la cittadinanza canadese deve giurare fedeltà alla regina Elisabetta, che del Canada è anche il capo dello Stato e il comandante in capo delle forze armate. In questi giorni, inoltre, il principe Carlo e sua moglie Camilla sono in visita in Canada, paese di cui un giorno Carlo potrebbe essere incoronato re. Perché il Canada oggi ha una regina, ed è Elisabetta II.

I territori che compongono il moderno Canada sono stati parte di una monarchia per secoli, prima controllata dalla Corona francese e successivamente da quella inglese. Il Regno Unito ottenne il controllo dei territori che compongono il moderno Canada in diversi momenti e circostanze, guerre, trattati, annessioni. Il Canada, come prima entità amministrativa e politica autonoma, nacque ufficialmente nel 1867, quando diverse provincie vennero unificate nel Dominio del Canada: le istituzioni furono modellate su quelle britanniche e riconobbero da subito il sovrano britannico come capo dello Stato. Affinché poi il Canada diventasse uno stato completamente autonomo e sullo stesso livello del Regno Unito ci vollero ancora diversi anni e diversi trattati. Nel 1931 con lo Statuto di Westminster venne concessa completa indipendenza legislativa al Canada e a altri paesi che facevano parte dell’impero britannico e che da allora formarono il Commonwealth, un’organizzazione di paesi ex colonie britanniche in relazioni politiche ed economiche tra loro; nel 1982 il Parlamento del Canada diventò del tutto indipendente da quello inglese (prima aveva solo “la facoltà” di non accogliere le leggi promulgate dal parlamento inglese).

Il sovrano d’Inghilterra, tuttavia, continuò a essere il capo di Stato di tutti i paesi che via via entrarono a far parte del Commonwealth e infatti la regina Elisabetta II è oggi anche regina di Australia, Nuova Zelanda, Giamaica, Antigua e Barbuda, Belize, Papua Nuova Guinea, St Christopher e Nevis, St Vincent e Grenadines, Tuvalu, Barbados, Grenada, Isole Solomone, Santa Lucia e Bahamas.

Il ruolo della regina nei diversi paesi che la riconoscono come capo dello Stato è ormai poco più che simbolico e non ha nulla a che vedere con il suo ruolo di regina d’Inghilterra: dal punto di vista formale non c’è più nessuna gerarchia tra i diversi paesi del Commonwealth (di cui fa parte anche il Regno Unito). Il Parlamento canadese, per esempio, non ha nessun rapporto con quello inglese e per i canadesi la regina Elisabetta è solo la “regina del Canada” (così come per gli australiani è la “regina d’Australia”). Al monarca, per esempio, spetta il ruolo di tenere il discorso che inaugura ogni sessione di lavori parlamentari, ma considerato che la regina de facto vive in Inghilterra e solo sporadicamente visita il paese, a tenere il discorso è normalmente il governatore generale: che è il rappresentante della regina in Canada, nominato su suggerimento del primo ministro canadese.

Visto che il ruolo della regina e del governatore generale è solo simbolico – e che la regina non vive in Canada – a volte si creano strane sovrapposizioni di ruolo e alcuni imbarazzi istituzionali.

Infine lasciati condurre in un viaggio alla scoperta di Londra e dell’Irlanda.

E dopo tanti demoni: “ritornammo a riveder le stelle”

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nel canto XXiI Dante vira verso il popolare e il grottesco, rappresentando i diavoli che guideranno il protagonista e Virgilio nella bolgia dei barattieri e cogliendoli nell’atto di fare una pernacchia. Barbariccia, demonio alla testa della fiera compagnia, risponde loro scorreggiando:

Per l’argine sinistro volta dienno; 
ma prima avea ciascun la lingua stretta 
coi denti, verso lor duca, per cenno; 

ed elli avea del cul fatto trombetta.” (Inferno, XXI, 136-139)

«”Tra’ ti avante, Alichino, e Calcabrina”,
cominciò elli a dire, “e tu, Cagnazzo;
e Barbariccia guidi la decina.

Libicocco vegn’oltre e Draghignazzo,
Cirïatto sannuto e Graffiacane
e Farfarello e Rubicante pazzo.”»

(Inf. XXI vv. 118-123)

Malebranche sono un gruppo di diavoli presenti nell’Inferno di Dante (nei canti XXI, XXII e XXIII), deputati a controllare che i dannati della quinta bolgia dell’ottavo cerchio, quello dei fraudolenti, i “barattieri”, non escano dalla pece bollente. Essi sono dotati di uncini con i quali graffiano e squartano tutti coloro che osino affacciarsi.

Il nome, così come quello del luogo, “Malebolge”, e di molti dei diavoli, è inventato da Dante e significa propriamente cattivi artigli (le “branche” sono gli artigli leonini), riferendosi proprio agli uncini.

Il lungo episodio è caratterizzato da una innegabile vis comica che lo rende uno dei più famosi dell’Inferno. In questa occasione Dante diede prova della duttilità della sua poesia e della lingua italiana (della quale viene non a caso chiamato “padre”), adatta a trattare sia temi “alti” che più popolareschi.

Nel passo dantesco compaiono 13 diavoli. Il primo non ha nome ed appare minaccioso alle spalle di Dante e Virgilio mentre attraversano uno dei ponti delle Malebolge. Successivamente ne appaiono altri dodici, ciascuno con un proprio nome:

  1. Malacoda (il capo della banda)
  2. Scarmiglione (arruffato o “arruffone”)
  3. Barbariccia (il “sergente” della truppa che accompagna Dante e Virgilio lungo l’argine della bolgia)
  4. Alichino (nome tratto dalla tradizione medievale, da cui poi deriverà l’Arlecchino delle commedie)
  5. Calcabrina
  6. Cagnazzo
  7. Libicocco
  8. Draghignazzo
  9. Ciriatto (= porco)
  10. Graffiacane
  11. Farfarello (pure esso tratto dalla tradizione popolare medievale)
  12. Rubicante (= rosso/rabbioso).

Di questi, dieci accompagneranno i due pellegrini per un tratto di strada, azzuffandosi poi dopo la beffa di Ciampolo di Navarra, un dannato che gli scappa sotto gli occhi.

I diavoli dai pittoreschi nomi (tutti di almeno 8 lettere dal sapore molto popolano) sono tipicamente medievali. Essi mescolano componenti grottesche e bonarie, sono malvagi ma un po’ stupidi per cui è facile beffarli. Non hanno niente a che fare con altre figure di matrice classica, i solenni mostri guardiani dei cerchi (per esempio CerberoMinosse o il Minotauro). Ognuno ha almeno una particina nell’episodio, con diversi ruoli e con varie gradazioni di carattere.

Dante aveva avuto modo di assistere a rappresentazioni carnevalesche con uomini travestiti da diavoli. All’epoca erano molto diffusi cicli di affreschi e tavole dipinte raffiguranti i demoni, anche se la fantasia dei pittori nella rappresentazione di questi mostri si sviluppò soprattutto dopo la divulgazione dell’Inferno.

Al termine del viaggio all’Inferno Dante incontra e descrive il capo dei demoni; Lucifero.

Secondo una tradizione medievale che interpretava alcuni passi biblici, era uno dei Serafini, l’angelo più bello e luminoso del creato (il nome latino vuol proprio dire “portatore di luce”). Ribellatosi a Dio per superbia e invidia assieme ad altri angeli, fu sconfitto dall’arcangelo Michele e precipitato dal Cielo al centro della Terra, trasformandosi in un orrendo mostro, capo e prinicipe dei diavoli. Sempre secondo questa tradizione, ripresa da Dante, al contatto con Lucifero la Terra si sarebbe ritratta dando origine alla voragine infernale nell’emisfero nord, alla montagna del Purgatorio in quello sud.
Dante lo descrive direttamente nel Canto XXXIV dell’Inferno, come un’enorme e orrida creatura, pelosa, dotata di tre facce su una sola testa e tre paia d’ali di pipistrello.

 

e dopo aver attraversato il regno delle pene eterne e il Purgatorio Dante può ammirare la Vergine ed essere ammesso alla visione di Dio “l’amor che muove il sole e l’altre stelle”.

Vedi da minuto 2 a 3:10

Ora vediamo se hai ripassato quello che, con tanto sudore, il tuo professore ha cercato di insegnarti a scuola su Dante e sulla Divina Commedia. Avvia la prova e sceglia la risposta corretta.

Mettiti alla prova

Andare a Canossa; la lotta per le investiture e una donna di potere

La lotta per le investiture è una disputa che, dall’ultimo quarto dell’11° sec. sino al concordato di Worms (1122), interessò il papato e l’Impero per la preminenza nel conferimento (l’investitura) di vescovi e abati.

Lo scontro fu determinato dalla sempre maggiore importanza a mano a mano assunta dall’imperatore nella promozione dei chierici a vescovi e abati, cariche alle quali invece secondo le norme canoniche, della Chiesa, dovevano essere scelti soltanto dal papa e dalla comunità dei fedeli. Già con Carlomagno il potere regio aveva cominciato a intervenire nella nomina dei vescovi e degli abati. Successivamente, con i sovrani della casa di Sassonia (imperatore Ottone I), l’ingerenza dei laici nelle cose ecclesiastiche aumentò ancor più mediante la pratica, connessa con il conferimento del beneficio feudale. In questo modo sembrava aumentare la corruzione e la simonia nella Chiesa che apparve sempre più legata al potere temporale e politico dell’imperatore.

I primi tentativi di un movimento di riforma della Chiesa cominciarono dall’abbazia di Cluny in Borgogna, già nel 10° sec.; ma solo verso il 1050, con Niccolò II, e poi con Ildebrando di Soana (papa Gregorio VII), la lotta contro la simonia e il problema delle investiture divenne più forte.
Gregorio VII nel 1075 escludeva ogni intervento dell’imperatore e dei laici negli affari della Chiesa e minacciava con la scomunica i contravventori, laici ed ecclesiastici, così come stabilì nel documento conosciuto come Dictatus papae. Durante il lungo scontro tra papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, il problema delle investiture divenne un aspetto importante dei rapporti tra Impero e Papato, dei rispettivi limiti e delle loro interferenze.
In questo scontro si inserisce il noto episodio del perdono di Canossa. L’imperatore Enrico IV, dopo esser stato scomunicato dal papa, si recò a Canossa (gennaio 1077) per ottenere, umiliandosi in veste di penitente, il perdono di Gregorio VII, ospite della contessa Matilde, proprietaria del castello. Di qui la frase fig. andare a Canossa, fare atto di sottomissione umiliante, ritrattandosi e riconoscendo la supremazia dell’avversario.

La lotta, proseguita anche dai successori immediati di Gregorio, Vittore III (1086-87) e Urbano II (1088-99), sempre contro l’imperatore Enrico IV, si attenuò ma non si risolse. Una soluzione fu trovata nel 1122, con il cosiddetto concordato di Worms, si affermava la libertà dell’elezione papale (peraltro osservati raramente nello stesso periodo della lotta), e un compromesso nelle nomine dei vescovi; il papa avrebbe approvato le proposte dell’imperatore in Germania e l’imperatore avrebbe approvato quelle del papa in Italia. Di fatto i patti non furono sempre rispettati. Con la lotta per le investiture il potere del Papa si distinse e si allontanò dal potere imperiale, diventando l’unico e sovrano regolatore e giudice dell’ordinamento interno della Chiesa.

Nell’episodio di Canossa emerse fondamentale il ruolo di una donna, la contessa Matilde di Canossa.

matildePoche donne hanno avuto nella storia del mondo un ruolo tanto significativo quanto quello di Matide di Canossa. Per circa quarant’anni governò un territorio esteso su buona parte dell’Italia settentrionale e centrale, un cuscinetto strategico destinato a separare le rumorose contese tra Impero e Papato. A difesa dell’integrità dei suoi possedimenti, Matilde stese una fitta rete di castelli e fortificazioni per il controllo di strade, valichi, fiumi. Non meno importante fu il solido intreccio di fedeltà con i vassalli distribuiti sulle sue terre, con forze spesso tra loro in contrasto come le città, le comunità rurali, le abbazie. Matilde, che la memoria secolare ci ha rimandato come donna colta e dotata di rare competenze, fu protagonista di un quarantennio di regno illuminato, autorevole, straordinario per realizzazioni e riforme politiche. E il segno della sua presenza è ancora vivo nella storia d’Europa.

Per saperne di più su Matilde di Canossa clicca sul link qui sotto

http://online.scuola.zanichelli.it/capirelastoria-files/volume1/approfondimenti/Zanichelli_Vicari1_Unita5_Matilde.pdf

La nascita del fascismo

Questa mappa riassume la situazione italiana del dopoguerra; osservala e scrivi un testo che descriva la situazione che portò Mussolini al potere.

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Ecco poi due video che presentano Mussolini e Matteotti, i protagonisti di questi primi anni del fascismo.

Ed ecco il link ad un video Zanichelli per studiare, ripetere, imparare a sintetizzare il capitolo di storia che stiamo affrontando.

Achille VS Ettore

Ecco due interpretazioni del duello tra Ettore e Achille. Per cosa si differenziano dal testo dell’Iliade?

 

L’ultimo filmato ci offre invece la rappresentazione dell’Incontro tra Priamo, padre di Ettore, e Achille. Nota le differenze con il testo dell’Iliade che abbiamo studiato.

Ciàula scopre la luna

Ciàula è un povero garzone di zolfara, sciocco e ignaro di tutto, abbrutito dal lavoro. Abituato alla miniera, non ha paura del buio delle sue profonde caverne, che sono per lui come un grembo materno; ha paura invece del buio vano della notte, dalla sera in cui lo scoppio di una mina ha ferito all’occhio il suo padrone, zi’ Scarda, e ne ha ucciso
il figlio Calicchio. Ma durante un turno di notte, sbucando all’aperto con un pesante carico di zolfo, ha un’inaspettata visione, che gli fa vincere d’un colpo paura e fatica: gli appare la Luna, grande e placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio  e lo fa piangere di stupore, dolcezza e conforto.

Questa novella fu pubblicata la prima volta nel dicembre del 1912 sul “Corriere della Sera” e, dopo varie riedizioni, è compresa nel volume Dal naso al cielo delle Novelle per un anno (1937).

pirandello_ciaula.pdf

Avendo letto la novella Rosso Malpelo, capolavoro del verismo di Verga, sei in grado di fare un confronto tra Ciàula e Malpelo: cosa accomuna questi due personaggi, che cosa invece li rende diversi l’uno dall’altro? Produci un testo da consegnare.

Rosso Malpelo e le novelle di Verga

Rosso_Malpelo_Cover_WebLa novella Rosso Malpelo di Giovanni Verga è stata pubblicata per la prima volta nel 1878 e in seguito inserita in una raccolta di novelle dal titolo “Vita dei campi”. Rosso Malpelo è il soprannome dato ad un adolescente per via del colore dei suoi capelli. Da l’impressione di essere cattivo e ribelle nei confronti di tutti, ma al contrario è lui ad essere maltrattato Verga descrive, tramite Malpelo, lo sfruttamento delle classi disagiate in Sicilia alla fine del XIX secolo. “Morte” e il paragone tra “uomo e oggetto” sono i temi ricorrenti nella storia.  Al link seguente troverai la novella di Rosso Malpelo;

http://online.scuola.zanichelli.it/metodiefantasia/files/2009/08/verga.pdf

Se il Verismo e Verga ti hanno incuriosito continua nella lettura di altre novelle, al link in basso troverai tutte le novelle di Giovanni Verga, tra cui La roba, che abbiamo già studiato e Nedda, che ti invito a leggere e riassumere

Clicca qui per aprire il pdf di Nedda.