La Stampa a caratteri mobili; invenzione e conseguenze

“Ad accelerare ed assicurare i progressi dello spirito umano valse un’invenzione suprema di questo tempo, la stampa”. Cesare Cantù

Una delle invenzioni più importanti e più carica di conseguenze per l’avvenire fu quella dei caratteri mobili da stampa. Durante il Medioevo le opere si diffondevano grazie al lavoro degli amanuensi che nei monasteri copiavano testi antichi e moderni.

Prima della stampa, l’unico modo per riprodurre un libro era copiarlo manualmente. Si trattava di un processo costoso e faticoso, ma questo non vuol dire che si leggesse: tra XIII e XIV secolo, l’industria della copia era cresciuta a dismisura, in particolare grazie agli scriptoria nei monasteri. Si trattava di vaste sale, naturalmente ben illuminate ed organizzate, dove si copiavano manoscritti. La crescita degli scriptoria rispondeva ad un bisogno concreto: il bisogno di libri. Anche se la lettura non era per tutti, la domanda di libri stava crescendo. Questo anche perché la cultura non era più soltanto esclusiva della Chiesa. Sempre più laici (nobili e borghesia urbana) si andavano interessando sempre di più alla lettura e agli studi. Si leggevano soprattutto testi di devozione, ma anche romanzi e persino manuali professionali. Possedere libri e magari una piccola biblioteca era per un ricco laico del Quattrocento un segno di potere.

Con la crescita della richiesta di libri, l’industria del libro prometteva ottime possibilità di guadagno e, per questo, in tanti, oltre a Johann Gutenberg (1394/9 – 1468), avevano tentato di innovare la produzione di libri in molti modi, spesso molto creativi, ma non sempre efficaci e anche le tecniche di scrittura si erano fatte più veloci.  Si cercava dunque una tecnica per riprodurre lo stesso testo in modo veloce in centinaia o addirittura in migliaia di copie. Ci si arrivò gradualmente. All’inizio venne inventata la xilografia: l’impressione di una tavola di legno imbevuta d’inchiostro tramite una pressa. La xilografia era una tecnica nata in Cina che arrivò in Europa intorno al XIV e venne utilizzata sempre più spesso, in particolare per riprodurre immagini su carta, ma talvolta anche testi. Alla fine del ‘400 comparvero i caratteri mobili, prima in legno e poi in metallo; ogni singola lettera veniva prodotta in serie, ogni carattere isolato e mobile diveniva intercambiabile, permettendo così di comporre e ricomporre qualunque combinazione o modello. Per convenzione, identifichiamo come anno dell’invenzione della stampa il 1455, anno di pubblicazione della cosiddetta Bibbia di Gutenberg, la prima versione a stampa della Bibbia latina, apparsa a Magonza nella stamperia di Johann Gutenberg . Si trattò del primo libro di una certa importanza ad essere stampato con la tecnica dei caratteri mobili. Da questo punto in poi, tutta l’Europa entrerà in contatto con questa tecnica rivoluzionaria e in Italia Venezia raggiunse il primato per numero di stampatori e pregio delle edizioni, tra cui si distinsero quelle cosiddette aldine, dal nome dello stampatore Aldo Manuzio.

Grazie alla stampa si diffusero rapidamente molti testi letterari e la cultura penetrò in strati sociali che fino ad allora ne erano stati esclusi. Per la prima volta, fu possibile riprodurre libri in modo veramente veloce ed economico. Questa conseguenza, che comportava il vantaggio dell’istruzione data a tutti, ne cambiava la qualità e fece sì che alcuni non condividessero il generale entusiasmo per la divulgazione della nuova tecnica. La diffusione dei libri, delle notizie, e della cultura iniziò a farsi più veloce, fino ad arrivare, nei secoli successivi, ad una progressiva democratizzazione del pensiero in Occidente. Ma a questi risultati ci si arrivò attraverso un processo lento e graduale.

All’inizio i primi stampatori vedevano la stampa, molto semplicemente, come un modo più efficace di copiare i testi. Gradualmente però, un po’ come sta succedendo oggi con Internet, la stampa iniziò a cambiare il mondo, a cominciare dal modo in cui leggiamo e pensiamo. I libri divennero progressivamente un bene meno elitario, ed accessibile ad un pubblico più ampio ma questo significava molte altre cose. Ad esempio: per la Chiesa controllare il contenuto dei libri diventava sempre più difficile, ed è per questo che molti studiosi vedono tra i motivi del successo delle idee di Martin Lutero, che nel 1517 romperà definitivamente con la Chiesa cattolica, il fatto che potevano essere stampate e diffondersi rapidamente. In questo modo, la stampa sarebbe una causa indiretta anche se non l’unica, della Riforma, prima della stampa, infatti, le notizie potevano viaggiare soltanto oralmente ed erano destinate a pochi eletti, in forma manoscritta, ora invece gli avvisi a stampa, comparsi già della fine del ‘400, contribuivano fortemente alla rapida circolazione delle idee, e questo avvenne egregiamente e con gran successo nel caso delle idee protestanti.

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Rispetto alla scrittura manoscritta inoltre, la stampa ci ha consentito di fissare il pensiero in modo più astratto e standardizzato: ogni copia è identica, compresi gli errori, perché sono tutte prodotte dalla stessa matrice. Passando attraverso un macchinario, il rapporto dell’autore e dell’editore col testo diventava meno diretto. Questo cambiò il modo di scrivere, e favorì il diffondersi, nei secoli, di modi di pensare più lineari e sequenziali, nonché di una standardizzazione completa dei linguaggi volgari.

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Umanesimo e Rinascimento

Il Medioevo fu dominato da una cultura di carattere religioso, infatti gli intellettuali erano uomini di Chiesa e sia la realtà che la storia venivano interpretate come manifestazioni di un disegno divino. La figura del monaco, aveva incarnato perfettamente l’ideale dell’uomo medievale che abbandonava tutto per dedicarsi solamente alla vita religiosa, ma questo ormai già alle soglie del XIV sec. non soddisfaceva più gli uomini di successo dei comuni italiani, cioè i mercanti, i giuristi e i banchieri.

Tra la fine del XIV e l’inizio del XV si formò quindi in questa Italia dei Comuni e delle Signorie una nuova visione del mondo che si diffuse rapidamente in Europa e fu definita: Umanesimo, perché richiamava la letteratura classica in contrapposizione alla Scolastica (filosofia cristiana medievale) che metteva Dio al centro delconoscenza e della sapienza; e Rinascimento perché gli intellettuali di questo periodo erano convinti di essere protagonisti di una rinascita della cultura dopo la crisi medievale.

Un tema fondamentale dell’ Umanesimo fu la valorizzazione dell’Uomo e l’esaltazione della sua dignità, infatti venne posto al centro del mondo, perché veniva considerato come il protagonista di una storia e lo si giudicava inoltre capace di dominare la natura. Questa nuova esaltazione dell’uomo però non cancellò la fede religiosa;  l’uomo poteva servire Dio senza il bisogno di ritirarsi in monastero. Le innovazioni dell’Umanesimo furono preparate già nel corso del Medioevo da autori come Boccaccio e Petrarca.

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Gli umanisti portarono alla luce i manoscritti di autori antichi dimenticati nel corso dei secoli. Si diffuse la conoscenza della lingua e della letteratura greca visto che numerosi intellettuali greci si andavano trasferendo in Italia sotto dalla minaccia dei Turchi. Gli Umanisti erano convinti di essere protagonisti di una Rinascita della civiltà dopo le tenebre del Medioevo, che era stato invece un periodo decadente.

Molti studiosi hanno discusso sulla differenza tra Rinascimento e Umanesimo, ma oggi si ritiene che si tratti di un unico periodo, cioè il Rinascimento che comprende sia il Quattrocento che il Cinquecento con una semplice distinzione: nella prima fase detta “Umanesimo”, si esaltava la concezione dell’Uomo e l’interesse per i classici, mentre nella seconda fase detta “Rinascimento”, la cultura raggiunse il suo massimo splendore attraverso le opere letterarie e artistiche mettendo a frutto le conquiste dell’Umanesimo.

Nelle corti del Rinascimento si diffuse la figura dell’intellettuale cortigiano: un intellettuale laico, per la prima volta legato dunque alla corte di un signore e non più alla Chiesa. Gli intellettuali legati alla Chiesa non scomparvero, ma la Chiesa perse il monopolio e il controllo della cultura. In questa epoca ci fu inoltre per gli intellettuali la possibilità di essere accolti a corte da un mecenate (dal nome del patrizio romano che si circondò di artisti e scrittori durante il regno di Augusto, proteggendoli e favorendo le loro arti). Il signore, in cambio dei loro servigi, garantiva agli intellettuali il loro mantenimento. Figura tipica dell’intellettuale cortigiano fu Ludovico Ariosto e dopo di lui Torquato Tasso. La corte era un luogo frequentato da letterati e filosofi, ma essi non erano completamente autonomi in quanto erano al servizio del potere. La cultura però rivendicò il proprio diritto e uno dei processi più significativi fu la laicizzazione della cultura, che cominciò a diventare autonoma e indipendente, in particolare dalla Chiesa e dalla religione.