Parità di genere e lavoro

Il rapporto Istat, del 20 Marzo 2016, definisce l’Italia fuori dalla crisi ma crescono le disuguaglianze di reddito. La differenza di genere, spiega l’Istat, “e’ una delle principali fonti di disuguaglianza” nella distribuzione dei redditi lordi da lavoro sul mercato. Per gli uomini occupati è relativamente più facile che per le occupate raggiungere livelli più elevati di reddito. Il reddito da lavoro cresce al crescere dell’età, con una flessione negli anni che precedono il pensionamento. Aumentano le famiglie in cui a lavorare è solo la donna, da poco più del 7 per cento del 2004 si e’ passati nel 2015 ad oltre il 210 per cento. A rivelarlo e’ appunto l’Istat nel suo rapporto annuale presentato questa mattina, dove viene anche sottolineata la diminuzione delle famiglie con più di un occupato (da 55,1 per cento a 50 per cento).

Guarda questo video e rifletti.     

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Il naso di Moscarda

– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo
specchio.
– Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso…

Ecco l’incipit di uno dei più noti romanzi di Pirandello “Uno, nessuno e centomila”, un invito a riflettere sul modo in cui vogliamo apparire e su come gli altri, chi ci è vicino, chi vive accanto a noi, chi ci circonda nella vita di tutti i giorni, ci percepisce. L’incipit di un cammino alla ricerca dell’identità tra lucidità e follia.

Clicca qui, sul titolo del brano _Mia moglie e il mio naso

Poesie sul gioco del calcio

Vi pubblico le cinque poesie sul calcio di Umberto Saba, il testo e il video della canzone di Francesco De Gregori “La leva calcistica della classe ’68”; è un calcio molto diverso da quello attuale fatto di milioni di euro, Tv, scommesse, mega contratti, violenza sugli spalti e fuiori… Il calcio cantato da Saba e De Gregori in queste poesie è passione che unisce, crea communitas, è coraggio e ingenuità, è energia che fa crescere e sperare. Leggile, rifletti e prova a rispondere a questa domanda: “Il calcio è una metafora della vita” o “La vita è una metafora del calcio”?

Poesie sul gioco del calcio di U. Saba Clicca sul titolo

La leva calcistica della classe ’68

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori tristi
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.

La novella di Andreuccio

Ormai sai che c’è “boccaccio” e Boccaccio e che il secondo è quello che più interessa a noi (del primo, specie se vuoto non sapremmo che farcene…). Boccaccio, con la maiuscola, è uno dei padri della lingua e della letteratura italiana, ed è colui che definì “Divina” la Commedia di Dante e la rese celebre.

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Giovanni Boccaccio, come sai di certo, si impegnò molto soprattutto nella scrittura in prosa, riscoprendo il genere della novella, breve racconto di argomento vario,  che valorizzò con il suo Decameron; una raccolta di cento novelle raccontate da dieci giovani, tre ragazze e sette ragazzi, nell’arco di dieci giornate, che danno il titolo all’opera. Le novelle sono inserite in una “cornice narrativa” che prende spunto dall’epidemia di peste scoppiata a Firenze nel 1348, per sfuggire alla quale i dieci giovani decidono di trascorrere due settimane nelle campagne fiorentine, dove trascorrono il tempo tra balli, canti e il racconto delle novelle. La novella che voglio proporti è quella di Andreuccio da Perugia, è una delle più note del Decameron ed è narrata nella seconda giornata. Leggila e svolgi gli esercizi.

Clicca qui: Andreuccio da Perugia